lunedì 10 novembre 2008

Second houses in Sagron-Mis

PETRA
ARAUCARIA DOLOMITICA



La veneta marea, dai cubiformi flutti, s’è infranta, per questa volta, sugli scogli pedemontani, inspiegabilmente interdetta dalla volontà popolare.
Come dice Mauro Varotto, la “Veneticità” è come una “condizione dell’anima” che si sposta oltre i confini della regione e si alimenta di territorio e di profitto.
Il sogno durerà poco; il moto continuo ed incessante e l’onda lunga del mare divoratore, riusciranno ad aprire una nuova breccia nella schizofrenica ipocondria e nella rassegnazione di chi scambia le Alpi per il nord-est.
Vorrei godere, per quel tempo che rimane, “dell’inutilità” di un prato-prato, di un orizzonte-orizzonte, di un Re di Quaglie-quaglie e vorrei condividere tutto questo con un tutista-turista che si compiaccia semplicemente di un prato-prato.

Nel frattempo cresceranno nuovi castelli (…..blasoni di un mondo diverso dal mio….); di una crescita non fisica e non materiale, ma crescerà la loro accettazione come fatto compiuto e diventeranno nuovo paesaggio mentre la comunità scaverà un solco attorno a loro, girando continuamente i senso circolare senza mai riuscire ad avvicinarli; un po’ come il campetto di calcio davanti al reparto “neuro” di Feltre, dove i matti in un inconsapevole moto perpetuo sprofondano sempre più nella loro stessa terra.

La marea del pentagono nord-est arriverà e ci sommergerà, magari non direttamente con i suoi ingombranti cubi, ma più subdolamente, iniziando con Petra, per continuare con Magnolia e subito dopo con Pina per “abbellire” secondo la Barbara tradizione “locale” il microcosmo racchiuso dentro la palizzata che difende dalle temibili orde Gnodole.

Che gli Dei barbari ci salvino da Petra, l’arrogante Araucaria dolomitica, che non compaiano nei pensili giardini gli esagerati fiori della Magnolia ed i metallici riflessi dei Pini orientali.
Sarebbe la decadenza oltre che della stirpe Gnodola, anche dell’ignara stirpe floreale.
Per saperne di più:
IL GRIGIO OLTRE LE SIEPI -di F. Vallerani, M. Varotto Geografie smarrite e racconti del disagio in Veneto Ed. dossier nuova dimensione
IL PRIVILEGIO DELLE ALPI -di Ester Cason Angelini, Silvia Giulietti, Flavio V. Ruffini- ed. EURAC

domenica 7 settembre 2008

POSITIVA DECADENZA
(riguardo sagron-mis)

Piccolo e semplice,
probabilmente raffinato.
Borghi sconquassati
e piccole perle dimenticate.
Il tempo declina,
ad un passato sfumato,
le storie mai scritte

ed i ricordi appannati

martedì 20 maggio 2008


CAROLI I
Re di Romania



Proprio in questi giorni, durante i quali la popolazione ROMena è al centro delle cronache per i ben noti motivi legati alla sicurezza pubblica: GIRANDO E RIGIARANDO PER LA QUINDICESIMA VOLTA (circa), la terra del mio orto; affiora dagli strati geologici una moneta in bronzo, riportante l’effigie di Carlo I re di Romania e la data…1900!
I fatti che possono legare La Romania di Carlo I all’Austria-Ungeria e quindi a Sagron-Mis sono probabilmente da ricercare nei fatti legati alla Prima guerra mondiale ed in particolare alla sua adesione alla Triplice Alleanza che la vede scendere in campo assieme all’Impero tedesco, all’impero Austro-ungarico ed al Regno d’Italia.
Di fatto, rimane e rimarrà il mistero di chi, e come, perse quella moneta proprio nel mio orto!
Assemblo queste poche parole tanto per stimolare la curiosità di che eventualmente le leggesse ed avesse voglia di formulare una tesi a riguardo….

mercoledì 9 aprile 2008

AL PASSO DELLA MARTORA

Forcella del Piz di Sagron II

(Al passo della Martora)


Saliamo con le pelli; il mio amico ALE ed io, in direzione del Sasso largo. Fuori dal bosco, dove d’estate i grossi pietroni di un recente distacco rendono la via piuttosto sinuosa ed irregolare, si procede ora beatamente su una superficie ondulata di neve dura ed appena spolverata di fresco nevischio, morbido e piacevole.
Tagliando il pendio -come consueto per lo scialpinista- ora a destra ed ora a sinistra, ALE mi chiede che cosa siano quelle impronte, che taglio dopo taglio incrociano la nostra direttrice. Sagome di zampette, appaiate ma tra loro sfalsate
e posizionate ad oltre un metro le une dalle altre: Martora! In corsa.
Dopo qualche “forbita” spiegazione sulla presunta enormità dei balzi della martora, indirizziamo le punte degli sci verso la forcella del Piz, aggrappati alle lamine che ci sostengono (quasi) perfettamente sui pendii veramente induriti dal freddo notturno.

Dopo alcuni impegnativi traversi ci troviamo sulla direttrice del canalone che conduce alla forcella. Dapprima, la base del canalone, ampia e regolare permette di manovrare con tranquillità mentre imperversa uno strano nevischio che a tratti si placa; rassicurante. La forcella a tratti si staglia contro un cielo chiaro o addirittura sereno, alle volte scompare, confusa, nella nebbia.
Man mano che si sale lo spazio di manovra si fa sempre più ridotto e ci troviamo a condividerlo (nuovamente)…..con la Martora!

Quel velo di neve fresca tradisce i segreti degli abitanti del monte e ne approfittiamo, noi umani dai sensi poco sviluppati, per cercare di capire come gli animali gestiscano il territorio e la loro esistenza.
Ma la più palese delle dimostrazioni pratiche non può che destare sconforto se scopriamo che l’animale non va facendo quello che noi ci aspetteremo facesse. Si, perché transitare e percorrere per tutta la sua lunghezza un canale sterilizzato di neve e roccia, per motivi diversi dal semplice divertimento o dalla ricerca di vanagloria – pulsioni certamente non condivisibili con la Martora- risulta per noi quantomeno inspiegabile.





Ad un certo punto il pendio s’è fatto talmente ripido e la neve poco stabile che abbiamo tolto gli sci per procedere a piedi; e la Martora sempre avanti a noi! Una pisciatina qua, una giravolta là, un passaggio a raso di una roccia e poi via ancora puntando sempre verso l’alto senza zavorre laminate e ridicole calzature.